Toxo test: che cos’è e come si interpreta il risultato?

Il Toxo test è un esame finalizzato a scoprire lo stato di immunizzazione nei confronti della toxoplasmosi che, se contratta in corso di gravidanza o nelle settimane che precedono il concepimento, espone al rischio di aborto, parto pretermine o danni visivi e cerebrali a carico del feto.

Il Toxo test si esegue con un prelievo di sangue per ricercare e quantificare gli anticorpi IgG e IgM contro il parassita mediante EIA (dosaggio immunoenzimatico). Il riscontro delle immunoglobuline specifiche consentirà di avere una possibile diagnosi di malattia. Le IgM anti-Toxoplasma, in particolare, si formano nella prima fase dell'infezione acuta (in genere, entro 2 settimane dal contagio), quindi segnalano che la malattia è in atto; raggiungono il picco tra la quarta e l'ottava settimana, prima di diventare indeterminabili in 3-4 mesi. Le IgG, invece, compaiono più lentamente e rimangono in circolo per segnalare che l'organismo ha incontrato il parassita in passato. In un soggetto sano, l'infezione pregressa produce un test negativo per le IgM e una positività delle IgG.

Come leggere il risultato

In genere, il Toxo test viene consigliato all'inizio della gravidanza (o nella fase preconcezionale). La donna può risultare immune all'infezione, suscettibile (priva di anticorpi anti-Toxoplasma) o a rischio di trasmetterla al feto (se la toxoplasmosi è stata contratta proprio durante la gravidanza).

  • IgG assenti, IgM assenti: indicano che la donna è priva di anticorpi anti-Toxoplasma, quindi non ha mai contratto l'infezione. Ciò significa che dovrebbe osservare scrupolosamente le norme igieniche finalizzate a prevenire l'infezione (non accarezzare animali selvatici o randagi, evitare la carne cruda e i salumi non cotti, lavare bene frutta e verdura ecc.) e deve ripetere il Toxo test ogni 30-40 giorni, fino al parto.
  • IgG assenti, IgM presenti: indicano che la donna non aveva mai contratto la toxoplasmosi in passato, ma nel momento dell'esame l'infezione acuta è in fase iniziale.
  • IgG presenti, IgM presenti: sta ad indicare un'infezione ancora in atto o recente (avvenuta fino a 3-4 mesi prima).
  • IgM assenti, IgG presenti: significa che la donna ha già contratto la toxoplasmosi in passato, ma non ha un'infezione in corso. Pertanto, può stare tranquilla per tutti i nove mesi e non è necessario che ripeta il test, in quanto non ci sono rischi per il feto.

Nei casi dubbi, occorre accertare la diagnosi quantificando l'avidità delle IgG (IgG a bassa avidità: infezione in atto o avvenuta nei tre mesi precedenti; IgG ad alta avidità: probabile riattivazione di una infezione pregressa e latente) e impostare una terapia antibiotica.

È possibile, infatti, tentare di bloccare il passaggio transplacentare del parassita al bambino con un trattamento antibiotico a base di spiramicina o combinazioni di primetamina e sulfadiazina. Il bimbo con toxoplasmosi congenita, anche se apparentemente sano, dovrà essere monitorato almeno per il primo anno di vita, al fine di scongiurare possibili danni che possono insorgere nel tempo. Deve essere comunque ricordato che, nella donna in gravidanza, l'infezione non implica necessariamente il contagio del feto.

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