Come è possibile trattare la toxoplasmosi?

Nei soggetti immunocompetenti, in genere, non è necessario alcun trattamento specifico per la toxoplasmosi. La malattia si risolve quasi sempre spontaneamente nell'arco di pochi mesi; all'occorrenza è possibile adottare delle terapie sintomatiche.

Negli individui immunodepressi e nelle forme congenite, invece, è indicato il trattamento con un'associazione di pirimetamina e sulfadiazina, abbinata ad acido folinico (cioè 5-metil-tetraidrofolato: acido folico convertito in tetraidrofolato e addizionato di un gruppo metile) per contenere i rischi di danni da antagonismo con i folati (tra cui la mielosoppressione). Ai pazienti con toxoplasmosi oculare, inoltre, devono essere somministrati dei corticosteroidi.

Per quanto riguarda la donna gravida con infezione primaria, il trattamento antibiotico può ridurre il rischio di danni fetali. Sono prescritti, in particolare, la spiramicina se la toxoplasmosi è stata contratta durante il primo trimestre (ben tollerata e priva di tossicità per il feto, in quanto non attraversa la placenta) o la combinazione di sulfadiazina, pirimetamina e acido folinico. Quest'ultimo schema terapeutico è teoricamente più efficace nel caso in cui il feto sia stato già infettato, ma risulta più tossico (la pirimetamina non deve essere usata durante primo trimestre, in quanto è teratogena). Tale trattamento va dunque condotto sotto stretto controllo del medico e richiede un costante monitoraggio dell'emocromo.

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