Toxoplasmosi: rischi per le donne incinte

La toxoplasmosi rappresenta un problema rilevante se viene contratta per la prima volta durante la gravidanza.

Il Toxoplasma gondii può raggiungere, attraverso la placenta, il feto e provocare danni a carico del sistema nervoso e degli occhi. In alcuni casi, l'infezione determina parto pretermine o morte intrauterina.

Qualora la futura mamma fosse già venuta a contatto con il Toxoplasma gondii prima della gravidanza, invece, non risulta suscettibile (poiché le persone che contraggono la malattia risultano generalmente immuni per il resto della vita) e non vi sono rischi per il feto derivanti da infezioni successive. In Italia, si stima che il 30-40% delle donne in età fertile siano già protette nei confronti della toxoplasmosi.

La gravità dell'infezione fetale dipendono dall'epoca della gestazione in cui avviene il contagio materno. Il rischio di conseguenze gravi per il feto è maggiore se la toxoplasmosi viene acquisita nel primo trimestre di gravidanza.

Prima della gravidanza, è importante quindi eseguire un esame del sangue per valutare la presenza degli anticorpi specifici per la toxoplasmosi (Toxo test) e conoscere il proprio stato immunitario nei confronti del parassita.

Nel caso in cui la ricerca degli anticorpi anti-Toxoplasma fornisca un esito negativo (quindi la gestante non risulta protetta nei confronti della toxoplasmosi) è importante seguire alcune precauzioni igieniche per ridurre il rischio di infezione e sottoporsi periodicamente al Toxo test. La diagnosi precoce e il trattamento con antibiotici della futura mamma possono comunque prevenire o ridurre i danni fetali.

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