Sindrome paralitica da molluschi

Il cosiddetto mollusco paralitico - noto anche come sindrome paralitica da molluschi o PSP - Paralytic Shellfish Poisoning - è un'intossicazione alimentare causata dall'ingestione di molluschi contaminati, che hanno accumulato saxitossina e/o suoi prodotti di degradazione.

I molluschi accumulano la saxitossina filtrando acqua contenente cellule algali tossiche, in particolare alcune microalghe (marea rossa). Anche certi crostacei, come ad esempio le aragoste, possono accumulare tossine algali.

Nelle acque temperate, la saxitossina viene prodotta da specie algali appartenenti al Phylium dei dinoflagellati, in particolare Gymnodinium catenatum, Alexandrium tamarense, A. catenella, A. acatenella, A. fundyense e A. minutum. Molte di queste specie proliferano anche nelle acque dei nostri mari. La legislazione italiana ha recepito le indicazioni europee che prevedono un limite di tolleranza per le tossine PSP nei molluschi bivalvi di 800 µg/kg.

Ostriche, cozze, pettini di mare e altri molluschi del genere Pecten sono gli alimenti più a rischio. Essendo termostabile, la saxitossina non viene distrutta dalla cottura. La saxitossina può essere accumulata anche nelle carni dei pesci che si nutrono di molluschi contaminati; in tal caso l'allontanamento delle interiora previene episodi di intossicazione.

Gli effetti della saxitossina sono simili a quelli della tossina botulinica. Pertanto, i sintomi della sindrome paralitica da molluschi - che compaiono entro 30 min dall’ingestione di specie contaminate - comprendono vomito, diarrea, atassia e parestesie (formicolio, intorpidimento o bruciore) di labbra, lingua ed estremità delle dita. In casi molto gravi si può arrivare al collasso cardiovascolare e all'insufficienza respiratoria. Il tasso di mortalità riportato varia dall'1 al 22%. In circa il 50% dei pazienti che sopravvivono all'intossicazione permangono per circa tre settimane astenia e parziale perdita di memoria.

Attualmente non esiste un antidoto specifico capace di neutralizzare la saxitossina; pertanto, la terapia rimane essenzialmente sintomatica per combattere la paralisi respiratoria, e può prevedere il lavaggio gastrico. Poiché la tossina è instabile in ambiente alcalino, è utile la somministrazione di bicarbonato di sodio. Nei casi più gravi, si fa ricorso all'intubazione e alla ventilazione meccanica.

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