Stretching, Massaggi e Acido Lattico

Uno studio del 2013 intitolato “Stretching and deep and superficial massage do not influence blood lactate levels after heavy-intensity cycle exercise” ha valutato il ruolo dell'applicazione dello stretching passivo, dei massaggi profondi e dei massaggi superficiali dopo l'esercizio fisico intenso. Si è osservata soprattutto la cinetica della concentrazione di lattato nel sangue ([La (-)]) ed i risultati sono poi stati confrontati con quelli ricavati dal recupero attivo e passivo.

Nove partecipanti (età 23 ± 1 anni; statura 1,76 ± 0,02 m; massa corporea 74 ± 4 kg) hanno eseguito, in 5 occasioni, 8 minuti di esercizio al 90% del massimo consumo di ossigeno. Questi sono stati seguiti da 5 interventi da 10 minuti ciascuno (in ordine casuale); rispettivamente: recupero attivo, recupero passivo, massaggio profondo, massaggio superficiale e stretching passivo. Dopo gli interventi ha seguito 1 ora di recupero. Nel corso di ogni seduta, si sono determinati: la contrazione volontaria massimale (MVC) dei muscoli estensori della gamba, la concentrazione ematica di lattato [La (-)] e le variabili cardio respiratorie e metaboliche.

I risultati hanno smentito chiaramente l'ipotesi che sia i massaggi superficiali, sia i massaggi profondi che lo stretching possano ridurre l'acido lattico nel sangue così come gli altri parametri dell'affaticamento corporeo indotti dall'esercizio fisico intenso.

Queste pratiche non sarebbero quindi idonee all'ottimizzazione dei tempi di recupero, in quanto hanno fornito dei dati più simili a quelli del recupero passivo, mentre il recupero attivo si è dimostrato il sistema più efficace nella metabolizzazione dei cataboliti nel sangue.

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