Olio di Palma e Produzione Mondiale

A partire dal 2012, il fatturato annuale dell'Indonesia e della Malesia (i due produttori più importanti al mondo), è stato di 40.000.000.000 di dollari.

Tra il 1962 e il 1982 le relative esportazioni sono aumentate da mezzo milione a 2.400.000 di tonnellate annue e, nel 2008, la produzione globale di olio di palma e di palmisti ha raggiunto i 48.000.000 di tonnellate. Secondo le previsioni della FAO (Food and Agricolture Organization), entro il 2020 la domanda globale di olio di palma raddoppierà, fino a triplicare per il 2050.

In Indonesia

Dal 2006, quando superò la Malesia, l'Indonesia divenne il più grande produttore di olio di palma del mondo, con ben 20.900.000 tonnellate annue. L'Indonesia prevede di raddoppiarne l'erogazione entro la fine del 2030. Al termine del 2010, il 60% della produzione nazionale è stato esportato sotto forma di “Olio di Palma Grezzo”. I dati della FAO mostrano che, tra il 1994 e il 2004, la produttività è aumentata di oltre il 400%, con più di 8.660.000 di tonnellate di olio di palma.

In Malesia

Nel 2012, la Malesia, il secondo produttore mondiale di olio di palma, ha prodotto 18.790.000 di tonnellate di olio di palma grezzo, sfruttando circa 5.000.000 di ettari di terreno. Anche se l'Indonesia vanta una produzione superiore, la Malesia rappresenta il più grande esportatore mondiale, con un picco di 18.000.000 di tonnellate nel 2011. La Cina, il Pakistan, l'Unione Europea, l'India e gli Stati Uniti sono gli importatori primari di olio di palma malesiano.

In Nigeria

Fino al 1934, la Nigeria era il più grosso produttore al mondo di olio di palma ma, dal 2011, è scesa al terzo posto con circa 2.300.000 ettari di superficie coltivata. Hanno partecipato allo sviluppo di questo settore sia i piccoli, sia i grandi produttori della nazione.

In Thailandia

Nel 2013, la Thailandia ha prodotto 2.000.000 di tonnellate di olio di palma grezzo, ricavati dalla coltivazione di circa 626.000 ettari di superficie.

In Colombia

Nel 1960, in Colombia vennero coltivati circa 18.000 ettari di terreno con le palme da olio e divenne così il più grande produttore di olio di palma del continente Sud e Nord Americano; il 35% della produttività viene esportata come biocarburante.

Nel 2006, la “Fedepalma” (associazione dei proprietari delle piantagioni di palme colombiane), ha riferito che la coltivazione di palma da olio si stava espandendo fino a 1.000.000 di ettari. Questa estensione venne parzialmente finanziata dalla “United States Agency for International Development” (per il reinsediamento dei membri paramilitari disarmati) e dal governo colombiano (che si propose di estendere l'utilizzo del territorio per le colture esportabili fino a 7.000.000 ettari entro l'anno 2020). La “Fedepalma” afferma che i suoi membri svolgono la coltivazione della palma da olio rispettando tutte le linee guida dell'eco sostenibilità.

D'altro canto, i residenti Afro-Colombiani sostengono che alcune delle nuove piantagioni vennero instaurate dopo la fuga della popolazione in seguito alla guerra civile, allontanando con la forza anche le persone rimaste.

In Benin

La palma da olio è originaria delle zone umide dell'Africa Occidentale, ragion per cui il Sud Benin ne ospita moltissime piantagioni.

Il “Agricultural Revival Programme” ha individuato molte migliaia di ettari di terra utilizzabili per le nuove piantagioni di palma da olio finalizzato all'esportazione.

Nonostante i benefici economici che se ne potrebbero trarre, le organizzazioni non governative (NGOs) come la “Nature Tropicale” sostengono che la produzione di biocarburanti entrerà in concorrenza con la produzione alimentare nazionale di alcuni siti agricoli primari già esistenti.

Inoltre, per le stesse fonti, la bonifica delle paludi a scopo agricolo potrebbe avere un impatto ambientale a dir poco deleterio.

L'intenzione della “Agricultural Revival Programme” è quella di introdurre piante geneticamente modificate e, pertanto, si teme che queste possano mettere a repentaglio le attuali colture di Organismi Non Geneticamente Modificati.

In Camerun

Il Camerun aveva iniziato un progetto di produzione di palme da olio avviato da Herakles Farms negli Stati Uniti. Tuttavia, il programma fu bloccato per le pressioni di “Greenpeace”, del “WWF” e di altre organizzazioni della società civile nazionale.

Prima ancora che il progetto venisse interrotto, già nella fase iniziale dei negoziati, Herakles Farms abbandonò la “Tavola Rotonda” sull'olio di palma sostenibile (RSPO). Il progetto fu vanificato a causa dell'opposizione dei villaggi e per la possibile ubicazione del progetto in un punto di biodiversità.

In Kenya

La produzione nazionale keniana di oli alimentari copre circa un terzo del suo fabbisogno annuale, stimato a circa 380.000 tonnellate annue. Il resto viene importato dall'estero, per un costo di circa 140.000.000 di dollari all'anno e rendendo l'olio edule il secondo articolo di importazione più importante del paese (dopo il petrolio).

Dal 1993, nel Kenya Occidentale, la FAO delle Nazioni Unite ha promosso una una nuova varietà ibrida di palma caratterizzata da un'ampia tolleranza al freddo ed un alto rendimento in olio. In tal modo, è stato possibile alleviare il deficit nazionale di oli alimentari fornendo una cultivar più redditizia; ciò ha determinato numerosi benefici ambientali moderando la competizione delle palme con le altre cultivar alimentari e con la vegetazione autoctona, e contribuendo a stabilizzare il terreno.

In Ghana

In Ghana vivono molte Specie di palma da olio che potrebbero contribuire a migliorare il settore dell'agricoltura. Anche se il Ghana vanta più Specie di palma (oltre a quelle locali, anche le così dette “agric”), l'olio di palma viene commercializzato solo a livello locale e nei paesi vicini. Attualmente, la produzione si sta espandendo e le piantagioni sono diventate le principali fondi di investimento, in quanto si stima che il Ghana possa diventare un importante area di produzione dell'olio di palma.

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