Malattie Veneree? Una volta si curavano con la foglia di noce!

Iniziamo subito specificando che la notizia è simpaticamente riportata da un testo chiamato “Annuali Universitari di Medicina, Volumi 221-222”. Si tratta più di un reperto che di un consiglio farmacologico e, per le malattie in questione, si suggerisce caldamente di far riferimento ad un medico.
Ramazzini, Mérat, Jourdan, Pollini, Cadet ecc, tutti grandi esperti in farmacopea del ‘700 e dell'800 (di nazionalità italiana e francese), utilizzavano regolarmente varie componenti dell'albero di noce per curare certi disturbi. In particolare, pare che il succo di foglie di noce (miscelato con appio e trifoglio fibrino dall'inizio, e poi anche con estratto di foglie di noce, angelica, cardosanto, saponaria e gialappa in polvere) fosse un ingrediente formidabile per la sintesi di certe pillole o sciroppi o tisane ad azione anti-venerea; addirittura, pare che Lorry e Costilhes ne utilizzassero grosse quantità nella terapia consuetudinaria del “sifilicomio femminile di S. Lazzaro di Parigi” (clinica specializzata nel trattamento della sifilide).
Ovviamente, sempre in base a quanto citato nel testo, le proprietà del noce non si fermano qui. Si tratta anche di una delle droghe principali usate come tonico, digestivo, antierpetico, sudorifero, vescicatorio e nella cura della scrofolosi o scrofola, causata (oggi si sa) dal micobatterio della tubercolosi.
A tal proposito, è molto curioso notare come, dall'altra parte del pianeta rispetto al centro Europa (più precisamente in Messico), il noce veniva usato da tempi antichi nella medicina tradizionale per curare la tubercolosi, patologia delle vie respiratorie tuttavia provocata dallo stesso microorganismo responsabile della tubercolosi.
Sarà un caso?

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