Morbosità e morbilità: quali differenze?

Morbosità e morbilità sono indici statistici usati in epidemiologia per valutare la gravità di una malattia.

  • La morbosità (o tasso di morbosità) esprime il rapporto tra il numero di ammalati e la popolazione complessiva oggetto di studio. Pertanto, se una malattia ha un elevato tasso di morbosità in Italia, significa che molti italiani vengono colpiti da questa patologia.
    La morbosità può essere calcolata anche in campioni di popolazione molto più piccoli e altamente specifici, ad esempio prendendo in esame solo le persone che vivono nei pressi di un termo-valorizzatore, o le donne sopra i 50 anni di età.
  • La morbilità esprime il rapporto tra il numero di ammalati registrati in un determinato un periodo e la popolazione complessiva oggetto di studio. E' quindi un indice sovrapponibile al precedente (non a caso si usa spesso come sinonimo di morbosità), ma al quale viene data maggiore enfasi all'elemento temporale.
    La morbilità è molto usata in medicina del lavoro per calcolare l'attività lavorativa persa a causa di una patologia.

Il raffreddore, ad esempio, è una malattia associata:

  • ad altissima morbosità (o ad altissima morbilità se i due termini vengono usati come sinonimi, quindi considerandoli come il rapporto tra il numero di italiani malati di raffreddore e la popolazione totale del'Italia)
  • e a bassa morbilità (se considerata come il numero di giornate lavorative perdute a causa della malattia, che essendo lieve, non impedisce generalmente di recarsi al lavoro).

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