Diete Popolari, Obesità e Salute

Al giorno d'oggi, le diete per così dire “innovative” (o meglio che si allontanano dai principi nutrizionali di equilibrio scientificamente fondato) sono diventate quasi una “moda”; in effetti, pur sembrando un paradosso, le diete che fanno “tendenza” sono proprio quelle “contro tendenza”.

Saranno davvero così efficaci? Chi le segue va effettivamente incontro ad un dimagrimento?

La risposta non è certo semplice; l'unico strumento utile a soddisfare una curiosità simile è la statistica, anche se talvolta questo mezzo tende a distorcere la realtà.

Uno studio piuttosto datato, intitolato “Popular diets: correlation to health, nutrition, and obesity”, ha tentato di valutare la reale efficacia dimagrante attribuibile alle diete “alla moda”. Purtroppo, trattandosi di una sperimentale non molto recente (2001), dal punto di vista scientifico è necessario tenere a mente che i suoi risultati potrebbero NON corrispondere al quadro generale contemporaneo.

Personalmente, reputo che il “trend” dietetico popolare sia rimasto abbastanza invariato e che si basi su alcuni principi molto differenti tra loro (tutt'ora motivo di dibattito): eliminazione della carne e del pesce, riduzione dei carboidrati, aumento delle proteine ecc.

NB. Queste indicazioni sono da contestualizzare in riferimento alle linee guida per una dieta equilibrata, nella quale i grassi rappresentano circa il 25-30% dell'energia totale, le proteine circa 0,8-1,5g/kg di peso fisiologico (la percentuale varia molto in base all'energia complessiva della dieta) ed i carboidrati costituiscono tutte le calorie rimanenti (50-60%).

Tuttavia, chi all'epoca seguiva un certo tipo di dieta, oggi potrebbe essere notevolmente dimagrito o ingrassato; anche se, rispettando la statistica, il campione di ricerca era composto da soggetti che hanno iniziato molto o poco tempo prima la terapia nutrizionale. In definitiva, l'esito di queste ricerche è da considerare un riferimento generale; di certo, non si tratta di un assolutismo sul quale costruire delle regole alimentari inalienabili. Per fare ciò, sono invece necessarie molte più statistiche, trials clinici ed applicazione sperimentali sull'uomo; in parole povere, tutto quello che è stato fatto per stabilire le linee guida per una sana e corretta alimentazione.

Tornando alla pubblicazione di cui sopra, questa si è posta l'obbiettivo di esaminare la correlazione tra un insieme di indicatori nutrizionali e dello stato di salute, e l'utilizzo delle così dette diete popolari.

Il progetto ha implicato il coinvolgimento della “Continuing Survey of Food Intake by Individuals (CSFII) 1994-1996” al fine di esaminare la correlazione tra “diete alla moda” e “qualità nutrizionale”; i parametri di valutazione sono stati: l'Indice di una Sana Alimentazione (HEI), l'Indice di Massa Corporea (BMI) ed i modelli di consumo.

Le diete “prototipo” analizzate erano di tipo vegetariano (eliminazione della carne, del pollame e del pesce) e NON vegetariano. Queste ultime sono state ulteriormente suddivise in: bassa concentrazione di carboidrati (< 30%), media (30-55%) e alta (>55%). Poi, all'interno di quello ad alto contenuto di glucidi, i soggetti sono di novo suddivisi in chi segue la piramide alimentare (USDA Food Guide Pyramid) e chi invece NON la utilizza (ovviamente, si tratta della piramide in uso nel 2001, tuttavia non troppo diversa da quella ufficiale contemporanea). Chi seguiva questo principio doveva rispettare una percentuale lipidica <30% e consumare gli alimenti sulla base delle raccomandazioni. Infine, il gruppo che non rispettava la piramide è stato ulteriormente differenziato in: basso consumo di grassi (<15%) e moderato (15%-30%). Per completare, è anche stata condotta una revisione della letteratura scientifica.

Il campione di ricerca ha incluso 10014 adulti, di età superiore o uguale a 19 anni, che sono stati analizzati dal CSFII (1994-1996).

I risultati della CSFII indicano che la qualità della dieta (misurata con l'HEI) è sembrata più alta nel gruppo ad alto contenuto di carboidrati rispettante la piramide (82,9) e più bassa nel gruppo con basso contenuto di glucidi (44,6).

L'assunzione di energia totale è parsa più bassa per i vegetariani (1606 kcal) e nel gruppo ad alto contenuto di carboidrati con pochi grassi (1360 kcal).

Nelle donne, il BMI è sembrato più basso nel gruppo vegetariano (24.6) e nel gruppo ad alto contenuto di carboidrati con pochi grassi (24,4). Negli uomini, il BMI è sembrato più basso per i vegetariani (25.2) e nel gruppo che ha rispettato la piramide con un alta concentrazione di glucidi (25.2).

E' stata anche svolta un'ampia revisione della letteratura, la quale suggerisce che la perdita di peso è indipendente dalla composizione della dieta (percentuali nutrizionali). La moderazione dell'energia totale è invece la variabile “chiave” associata al dimagrimento nel breve termine.

NB. Quest'ultima conclusione è da prendere con le pinze, in quanto sia l'impatto metabolico dei nutrienti, sia il carico anabolico dei pasti (glicemico-insulinico, legato anche alle porzioni), che la gestione temporale della dieta, contribuiscono all'equilibrio del peso corporeo e del rapporto tra massa magra e massa grassa

In definitiva, questo studio ha dimostrato che le diete ad alto contenuto di carboidrati con basso o moderato contenuto di grassi tendono ad essere meno caloriche delle altre. Ad ogni modo, l'apporto calorico più basso è stato attribuito alla dieta vegetariana. La qualità della dieta, secondo la misurazione dell'HEI, è risultata più alta nei gruppi con alto contenuto di carboidrati e più bassa nei gruppi a basso contenuto di carboidrati. Il BMI è risultato significativamente più basso negli uomini e nelle donne con dieta ad alto contenuto di carboidrati, mentre i BMI più alti sono stati osservati nei soggetti con alimentazione a basso contenuto di carboidrati.

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