Integrale o Raffinato? Pane e Pasta a Confronto

Al giorno d'oggi si da molta importanza alla quantità di fibra alimentare presente negli alimenti, soprattutto in quelli a base di farina. Ciò è dovuto al fatto che, in assenza di molecole che riducono la velocità di assorbimento intestinale (come le fibre), i carboidrati della pasta e del pane (in porzioni considerevoli) tendono ad incrementare eccessivamente l'insulinemia (insulina nel sangue). Quest'ultima, si sa, è un ormone anabolico che, tra le varie funzioni, promuove la sintesi epatica dei grassi ed il conseguente deposito nel tessuto adiposo.

In definitiva: troppo pane e troppa pasta raffinati fanno ingrassare. Da questa consapevolezza è dunque sorta la tendenza a consumare gli alimenti integrali, ipoteticamente dotati di un maggior potere saziante, un minor apporto calorico ed un minor impatto insulinico.

Ahimè, questa convinzione è andata via via distorcendosi, maturando nel principio secondo il quale: tra i prodotti raffinati e quelli integrali esista un divario qualitativo non solo rilevante, ma addirittura incolmabile.

E' davvero così? La pasta ed il pane integrali aiutano a mantenere il peso corporeo fisiologico o, addirittura, a promuovere il dimagrimento?”

E' la domanda alla quale hanno tentato di rispondere gli artefici dello studio: “Wholegrain vs. refined wheat bread and pasta. Effect on postprandial glycemia, appetite, and subsequent ad libitum energy intake in young healthy adults”.

Si tratta di una sperimentale a cross-over randomizzato che ha osservato le reazioni di 16 giovani adulti al consumo di 4 alimenti differenti a base di farina di frumento. I cibi, mangiati uno per volta (per poter effettuare la rilevazione), erano: pasta integrale, pasta bianca, pane integrale e pane bianco. I parametri di confronto sono stati: glicemia post prandiale, appetito residuo ed apporto energetico nel mangiare l'alimento fino al raggiungimento della sazietà (mangiare “ad libitum”, ovvero fino alla sazietà).

I pasti di prova sono stati somministrati alla mattina ed a digiuno; questi consistevano in porzioni di singoli alimenti contenenti (inizialmente, prima dell'ad libitum) 50g di carboidrati.

Sono dunque stati classificati il livello di appetito e la glicemia dopo 180' dal consumo, misurando anche l'apporto energetico totale fino al raggiungimento ad libitum.

La risposta glicemica è stata analoga tra i prodotti raffinati e quelli integrali; tuttavia, gli alimenti a base di pasta, rispetto a quelli a base di pane, hanno raggiunto livelli glicemici meno importanti. Inoltre, la pasta bianca ha dimostrato un indice glicemico lievemente inferiore rispetto al pane bianco. Il pane integrale, ma non la pasta integrale, ha incrementato la sazietà e ridotto l'appetito rispetto all'alimento bianco. Tuttavia, l'energia totale fino al raggiungimento della sazietà non è risultata differente.

E' dunque corretto preferire pane e pasta integrali rispetto a quelli raffinati ma, per dirla tutta, quest'unico accorgimento non rappresenta di certo una soluzione al mantenimento del peso fisiologico o al dimagrimento in caso di sovrappeso.

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