Perché l’influenza aviaria è motivo di preoccupazione per l’uomo?

Il controllo sanitario stabilito per l'influenza aviaria dalle unità competenti non è legato solo all'impatto economico derivante dalle morie di animali, ma suscita particolari timori anche per la salute pubblica. Quello che preoccupa maggiormente gli esperti è che nuovi sottotipi virali diventino in grado di causare malattia nell'uomo e, soprattutto, di trasmettersi da persona a persona. I virus influenzali appartenenti al tipo A, infatti, vanno incontro a fenomeni di riassortimento genetico con elevata frequenza; ciò consente notevoli capacità di adattamento a nuovi ospiti e determina la continua comparsa di nuovi ceppi virali. Queste mutazioni si possono verificare, ad esempio, quando un virus umano e un virus aviario "scambiano" il loro patrimonio genetico oppure quando il virus da una specie animale passa ad un'altra (particolarmente pericoloso è il passaggio dagli uccelli al maiale). Esiste, quindi, la possibilità che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale l'uomo risulta suscettibile (come è accaduto nel secolo scorso, ad esempio, con la spagnola da virus A-H1N1 del 1919 o l'asiatica da A-H2N2 del 1957).

L'eventuale trasmissione interumana darebbe modo alla malattia di estendersi a livello globale, provocando quindi una pandemia influenzale da virus aviario. Attualmente, i virus con il più alto potenziale pandemico rimangono l'H5N1 e l'H7N9 in quanto continuano a circolare tra i polli e possono provocare una forma grave di malattia nelle persone. Altri sottotipi di virus potrebbero scatenare una pandemia, ma il rischio è ritenuto più basso.

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