Storia dell'igiene orale

Pensando a quanto devastanti potevano essere i problemi odontoiatrici ai tempi in cui non esistevano i trattamenti moderni, è facile intuire come la storia dell'uomo sia intrisa dei più disparati rimedi per prevenire e combattere i problemi dentali.

Su una tavoletta babilonese risalente al 1800 a.C. è impressa la prima suggestiva teoria sull'insorgere della carie; secondo la leggenda un verme nato nel fango avrebbe implorato Poseidone di permettergli di abitare tra i denti e le gengive dell'uomo, dove abbondano residui di cibi e bevande. Ottenuto il permesso divino, il verme si insediò nella bocca umana, cominciando a scavare cunicoli e caverne.

Già nel 400 a.C Ippocrate esortava a non credere alla storia del verme e raccomandava di pulire i denti e le gengive tutti i giorni per evitare carie e mal di denti. Ma come curare l'igiene orale con gli scarsi mezzi a disposizione in quei tempi? Carbone, allume, ossa animali, gusci di molluschi, cortecce ed estratti vegetali di vario tipo erano gli ingredienti più usati per preparare paste e collutori per risciacqui.

Nell'antica Mesopotamia, ad esempio, ci si lavava i denti con un miscuglio di corteccia, menta e allume. Nell'antica India si ricorreva invece ad un impasto a base di estratti di crespino e pepe. In Egitto, durante la dodicesima dinastia, le principesse utilizzavano verderame, incenso ed una pasta a base di birra dolce e fiori come il croco. Tutte le culture dell'antichità conoscevano gli stuzzicadenti, in legno, rachide o altri materiali.

Lo stesso Ippocrate, per la pulizia dei denti, raccomandava come collutorio una mistura di sale, allume e aceto.

Nella letteratura di Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) si riportano gli utilizzi di varie piante per il benessere del cavo orale; le foglie di lentisco, ad esempio, si sfregavano contro i denti doloranti e il loro decotto era considerato utile per le gengive infiammate e i denti cadenti. La resina essiccata del lentisco cresciuto nell'isola di Chios era ed è tuttora considerata un ottimo chewingum rinfrescante, che profuma l'alito regalando una sensazione di freschezza e pulizia. Le spine della pianta erano utilizzate come stuzzicadenti e in loro assenza si raccomandava l'uso di piume d'oca o di uccelli differenti.

Nei Paesi arabi, come stuzzicadente era ed è tuttora molto diffuso il siwak, un bastoncino di radice o di legno ricavato dalla pianta arak (Salvadora persica); i Maya dell'America Centrale, invece, masticavano il "Chicle", dato dal lattice dell'albero della Sapotilla (Manilkara zapota), che ha rappresentato a lungo un ingrediente dei chewingum moderni.

Lo stesso Plinio indicava l'olio di oliva come collutorio efficace contro le infezioni dei denti.

Plinio fu anche tra i primi a segnalare l'uso, per sciacquare efficacemente denti e gengive, di un collutorio naturale ed estremamente biologico: l'urina. Così, oltre che per pulire i vestiti, tra gli antichi Romani era parecchio diffuso l'utilizzo di urina invecchiata qualche giorno per sbiancare i denti.

Tra i popoli di origine musulmana, la cura dell'igiene orale assumeva anche un significato religioso, dato che dal 600 d.C la parola di Maometto impressa nel Corano raccomandava di: "Tenere pulita la bocca perché da lì passa la lode a Dio!" Dal canto suo, La Santa romana chiesa, prometteva: «Chi prega la santa martire e vergine Apollonia, in quel giorno non verrà colpito dal mal di denti». Fu così che, nel XIII e nel XIV secolo, Apollonia diventò la santa patrona di chi soffriva di mal di denti.

Nella storia dell'igiene orale, un ruolo importante è ricoperto dai collutori. Le antiche culture egizie, cinesi, greche e romane erano già intrise di ricette e rimedi popolari per la cura dei denti e per rinfrescare l'alito. Tra gli ingredienti erano inclusi materiali come carbone, aceto, frutta e fiori secchi; sembra che gli Egizi utilizzassero una mistura fortemente abrasiva di pomice polverizzata e aceto di vino. I romani, come ricordato, preferivano l'urina, impiegata soprattutto come collutorio a causa della presenza di ammoniaca.

Le prime testimonianze di un vero e proprio spazzolino con setole, simile a quello odierno, risalgono al 1500 in Cina. Le fibre, però, essendo naturali (peli di maiali fissati a un ossicino o a un bastoncino di bambù), erano troppo morbide e si deterioravano facilmente, divenendo un ricettacolo di batteri. Nel frattempo in Europa, in pieno medioevo, imperversava la moda del non lavarsi, sostenuta da influssi medici e religiosi; il Re Sole, che in tutta la sua vita non fece più di due bagni, in giovane età era già completamente privo di denti. A quell'epoca i ventagli, tanto apprezzati dalle nobildonne, erano il rimedio ideale per risparmiare all'interlocutore la vista di sorrisi deturpati dalla carie e l'odore pestilenziale del proprio alito. Se da un lato i cattivi odori delle vesti venivano camuffati da essenze di zibetto, muschio animale e ambra, al mal di denti si cercava di porre rimedio con ricette altrettanto singolari, spacciate per rimedi portentosi dai mercanti dell'epoca. «Una pappina di sterco di lupo e di cane, mischiata con mele marce, aiuta in caso di mal di denti» oppure: «I denti caduti ricrescono se si massaggia la mascella con cervella di lepre» o ancora: «La cosa migliore è combattere i vermi dei denti con un miscuglio di testa di lepre arrostita e pelo di pecora tritato fine fine».

Con l'avvento dei primi microscopi, la teoria del verme dei denti venne definitivamente accantonata. Antony van Leeuwenhoek scoprì i batteri osservando al microscopio residui di placca e tartaro prelevati dai propri denti. Dopo aver osservato gli effetti battericidi dell'alcool, Leeuwenhoek testò la parziale inefficacia dei risciacqui della bocca con brandy e aceto, giungendo alla conclusione che probabilmente il collutorio non raggiungeva i microrganismi oppure non rimaneva a contatto abbastanza a lungo per ucciderli.

Un importante passo avanti venne fatto intorno alla metà del 1800, quando furono messe in commercio caramelle a base di fluoro addolcite con miele. Nello stesso periodo iniziò la produzione di spazzolini e paste contenenti fluoro e sali di sodio simili ai dentifrici attuali. Nel 1872, Samuel B. Colgate inventò la prima pasta dentifricia moderna a base di sali minerali ed essenze rinfrescanti. Nel 1938 in America si produsse il primo “Miracoloso Spazzolino a ciuffi del dott. West” a fibre sintetiche (nylon).

Immagini simili