Encefalopatia epatica: storia della malattia

Esistente in una forma acuta e in una forma cronica e caratterizzata da un'alterazione dello stato mentale, l'encefalopatia epatica è una malattia del cervello che insorge in presenza di insufficienza epatica.

Il termine insufficienza epatica indica una grave condizione morbosa, che deriva da un fegato irrimediabilmente danneggiato e incapace di adempiere a svariate sue funzioni, come per esempio la sintesi delle proteine o l'eliminazione dal sangue degli agenti infettivi e delle tossine.

Secondo gli esperti, a favorire la comparsa dell'encefalopatia epatica, a partire da uno stato di insufficienza epatica, concorrono particolari fattori e circostanze tra cui:

Le prime descrizioni di una possibile connessione tra le malattie del fegato e quelle mentali risalgono all'antichità: Ippocrate di Kos (460-370 prima di Cristo), Aulo Cornelio Celso (25 prima di Cristo e il 50 dopo Cristo) e Galeno (130-200 dopo Cristo) parlano più volte, nei loro trattati di medicina, di pazienti con alterazioni dello stato mentale e ittero (N.B: l'ittero è un segno abbastanza ricorrente dell'encefalopatia epatica).

Descrizioni più recenti e con qualche dettaglio in più sono datate tra il 18esimo e il 19esimo secolo: un medico particolarmente attivo, che delineò anche i caratteri progressivi dei disturbi mentali associati all'insufficienza epatica (1761), fu Giovanni Battista Morgagni. Morgagni è famoso in tutto il mondo per essere considerato il padre dell'anatomia patologica.

Venendo a tempi più recenti, attorno al 1950, la professoressa inglese Sheila Sherlock (1918-2001) della Royal Postgraduate Medical School di Londra e i suoi collaboratori individuarono, tra i possibili fattori favorenti l'encefalopatia epatica, gli squilibri metabolici (alcalosi) e l'elevata presenza di azoto a livello intestinale.

Inoltre, sempre a Sherlock e collaboratori appartengono anche i primi studi relativi agli effetti benefici della neomicina – un antibiotico che riduce la presenza dei batteri produttori di ammoniaca, nel colon – e della restrizione proteica – fondamentale per limitare la presenza di molecole azotate, ammoniaca in particolare, a livello intestinale.

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