Dieta Dimagrante: Povera di Carboidrati o Povera di Grassi?

Una volta per tutte, sarebbe utile capire se le diete dimagranti, per essere efficaci, debbano essere povere di grassi o povere di carboidrati.

In realtà, la dieta che favorisce la riduzione del peso corporeo è semplicemente meno energetica rispetto ad un regime alimentare normale. Alla luce del fatto che sia grassi, sia glucidi, sia proteine forniscono calorie, la dieta dimagrante dovrebbe limitare proporzionalmente tutti e tre i macronutrienti.

Esistono poi delle differenze abbastanza importanti che riguardano l'impatto metabolico delle varie molecole (anche all'interno della stessa categoria chimica).

I glucidi sono generalmente considerati quelli più utili alla fornitura di energia e risultano indispensabili per alcuni tessuti che non possono impiegare i grassi; d'altro canto, hanno un effetto insulino-stimolante (quindi anche ingrassante) piuttosto accentuato. Ovviamente, tale caratteristica è enfatizzata dall'abuso generale della popolazione verso gli alimenti che li contengono (in Italia, soprattutto la pasta). E' anche doveroso precisare che, tra i vari tipi di carboidrati, alcuni risultano più stimolanti (glucosio e destrine) ed altri meno (fruttosio e galattosio o polimeri che li contengono); inoltre, anche la complessità molecolare (fomra polimerica o monomerica) svolge un ruolo molto importante per liberazione di insulina.

Lo stesso discorso vale per le proteine ed i lipidi. Le prime, che sembrano delle vere e proprie "catene", svolgono moltissime funzioni biologiche; queste, una volta digerite ed assorbite, variano il proprio impatto sull'ormone ingrassante (insulina) in base al tipo di amminoacidi che le compongono. Analogamente, i trigliceridi si differenziano in base agli acidi grassi contenuti; questi, nel corpo umano, svolgono (dal punto di vista quantitativo) prevalentemente il compito di riserva energetica, riempiendo il tessuto adiposo. Proteine e grassi sollecitano meno dei carboidrati la secrezione insulinica anche se, per quel che riguarda i lipidi, costituiscono un substrato di deposito “pronto all'uso” (dal sangue, direttamente negli adipociti).

NB. L'utilizzo di amminoacidi e lipidi a scopo energetico, in assenza (o quasi) di carboidrati, determina l'accumulo di molecole tossiche dette chetoni. Questi, potenzialmente nocivi per i tessuti dell'organismo, non devono essere presenti in quantità eccessiva e/o per lunghi periodi. Il loro effetto sul sistema nervoso è di tipo anoressigeno, ragion per cui il loro accumulo nel sangue è talvolta volutamente indotto.

Un lavoro sperimentale del 2013, intitolato “Very-low-carbohydrate ketogenic diet VS low-fat diet for long-term weight loss: a meta-analysis of randomised controlled trials”, ha tentato di determinare quale fosse la strategia nutrizionale più idonea al dimagrimento: quella a basso contenuto di carboidrati (chetogenica) o quella a baso contenuto di grassi.

La meta-analisi ha cercato di verificare se i soggetti che hanno intrapreso una VLCKD (<50g di carboidrati al giorno), ed i soggetti che hanno affrontato una Low Fat Diet (LFD, <30% dell'energia totale) hanno ottenuto e mantenuto il dimagrimento e la riduzione dei fattori di rischio cardiovascolari nel lungo termine.

Nell'agosto 2012, dalle fonti bibliografiche: MEDLINE, CENTRALE, ScienceDirect, Scopus, Lillà, SciELO, ClinicalTrials.gov e banche dati di letteratura scientifica, sono stati estrapolati (senza discriminanti di data e nazionalità) gli studi aventi le caratteristiche auspicabili per la meta-analisi in oggetto. Questi requisiti sono: randomizzazione e campione di adulti che ha seguito una VLCKD o un LFD (con 12 mesi o più di follow-up).

Il parametro primario dello studio era la valutazione del peso corporeo; quelli secondari invece: TG (trigliceridi), colesterolo HDL (HDL-C), colesterolo LDL (LDL-C), pressione sistolica e diastolica, glicemia, insulinemia, i livelli di HbA1c (emoglobina glicata) e di proteina C-reattiva.

Nell'analisi complessiva, cinque studi di tredici hanno rivelato dei risultati significativi.

I soggetti che hanno seguito una VLCKD hanno riscontrato una diminuzione del peso corporeo (1415 soggetti), una diminuzione dei TG (1258 pazienti) e una diminuzione della pressione diastolica (1298 individui); mentre è avvenuto un aumento del colesterolo HDL (1257 pazienti) e del colesterolo LDL (1255 individui).

E' emerso che, nel lungo termine, le persone aventi una VLCKD hanno ottenuto una maggiore perdita di peso rispetto a quelli con LFD; in definitiva, la VLCKD può essere considerato un potenziale strumento nella lotta all'obesità.

Dati alla mano, la dieta chetogenica permette di dimagrire non solo nel breve, ma anche nel lungo termine; tuttavia, snaturare l'alimentazione per consentire di dimagrire è davvero la scelta più giusta? Probabilmente no.

Sarebbe invece auspicabile che le persone rimanessero in salute attraverso una dieta equilibrata. D'altro canto, in condizioni di obesità e malattie del metabolismo, l'aspetto prioritario è legato solo al dimagrimento (spesso, richiesto addirittura con urgenza).

Immagini simili