Inedia da Coniglio

L'inedia da coniglio, detta anche avvelenamento da proteine, o male del caribù, è una forma di malnutrizione acuta.

ATTENZIONE! L'avvelenamento da proteine NON deve essere confuso con la tossicità delle proteine, invece correlata alla malattia renale e quindi a proteinuria.

Questo disturbo è provocato dal consumo eccessivo di carne magra (ad esempio, di coniglio) associato alla mancanza di altre fonti nutrizionali; di solito, coesistono altri fattori di stress organico come il clima freddo e molto secco.

I sintomi dell'inedia da coniglio sono: diarrea, mal di testa, stanchezza, ipotensione, bradicardia, disagio generalizzato e fame, che può essere soddisfatta solo dal consumo di grassi o di carboidrati (simile al desiderio di cibo specifico o “food craving”).

Possibili Meccanismi dell'Inedia da Coniglio

Il fegato umano non dovrebbe essere in grado di metabolizzare più di 221-301g/die di proteine (osservazione effettuata su una persona di 80kg) e, nella loro capacità di rimuovere l'urea dal flusso sanguigno (un sottoprodotto del catabolismo proteico), lo stesso varrebbe per i reni. Il superamento di tale apporto induce livelli sanguigni eccessivi di amminoacidi ammoniaca (iperammoniemia) e acido urico (uremia), con conseguenze potenzialmente fatali (soprattutto in caso di conversione drastica tra una dieta normale ed una estremamente iperproteica). Siccome le proteine contengono solo 4 kcal/g ed un organismo umano adulto richiede mediamente 1900kcal/die, per mantenere il bilancio energetico a 0 solo con le proteine, si raggiungerebbe una quota dietetica totale di 475g/die (quasi il doppio della suddetta tolleranza). Tuttavia, data la mancanza di dati scientifici sufficientemente dettagliati sugli effetti delle diete ad alto contenuto proteico e sul compenso epatico protratto oltre due giorni, la “Food and Nutrition Board” NON ha ancora stabilito un margine di sicurezza ben definito. Inoltre, nemmeno le varie fonti mediche, come “UpToDate”, hanno pubblicato delle inserzioni sufficientemente accurate sull'argomento.

Osservazioni Storiche sull'Inedia da Coniglio

L'esploratore artico Vilhjalmur Stefansson, scrisse:

Nel mondo della caccia, i gruppi che dipendono dagli animali grassi (circolo polare) sono i più fortunati, perché non hanno mai sofferto di “fame di grasso”. Questo problema è invece molto sentito nel Nord America, tra gli indiani della foresta, che spesso dipendono dai conigli (animali molto magri). Ciò significa che gli indiani sviluppano più facilmente delle popolazioni nordiche la fame di grasso, anche nota come inedia da coniglio. I grandi mangiatori di queste creature, se non ottengono il grasso da altre fonti come i castori, le alci e il pesce, manifestano diarrea in circa una settimana di tempo, associata a mal di testa, stanchezza e disagio. In tal caso, se anche ci fossero abbastanza conigli, le persone ne mangerebbero fino a scoppiare; tuttavia, non importa quanto ne divorino, la fame di grasso persiste senza tregua. Alcuni pensano che un uomo potrebbe morire ugualmente nel caso in cui mangi solo conigli o digiuni; tuttavia, si tratta di una convinzione priva di comparazioni scientifiche dimostrate. I morti per inedia da coniglio sono comunque molto rari; quasi tutti ne capiscono naturalmente il meccanismo patologico e reagiscono di conseguenza.

Durante la “Greely Arctic Expedition” (1881-1884), Stefansson riporta l'esperienza straziante di 25 membri della spedizione, di cui 19 morirono. Egli concluse che uno dei motivi della morte collettiva era il cannibalismo della carne magra dei membri già morti, scatenata da una voracità molto simile all'inedia da coniglio.

Charles Darwin, ne “Il viaggio del Beagle”, scrisse:

Finalmente siamo stati in grado di acquistare un po' di biscotti. Erano ormai diversi giorni che non assaggiavo nulla oltre alla carne: non mi dispiaceva questo nuovo regime alimentare, ma mi sentivo come se fossi sottoposto continuamente ad un duro esercizio. Eppure, i Gaucho delle Pampas, per mesi non toccano altro che carne. Tuttavia, ho notato che mangiano una percentuale molto elevata di grasso e soprattutto non amano la carne secca, come quella del Agouti (una specie di roditore molto magro). Quando le persone si alimentano lungamente con carne magra, il desiderio di grasso diventa talmente insaziabile che se ne possono consumare grandi quantità, anche puro, e senza riscontrare nausea. Si tratta di un riflesso fisiologico piuttosto curioso. Probabilmente, è grazie al loro regime alimentare ricco di carne grassa che i Gaucho riescono ad astenersi da altri cibi per lunghi periodi.



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