Collutorio: quando può rappresentare un pericolo

Il corretto utilizzo dei collutori può rappresentare un utile supporto ai normali metodi di igiene orale (spazzolino, dentifricio e filo interdentale), sebbene si tratti pur sempre di uno strumento ausiliario. In altre parole, se utilizzato singolarmente, il collutorio NON può essere considerato sufficiente per ottenere un'adeguata igiene orale.

Tale premessa nasconde il primo potenziale pericolo legato all'impiego del collutorio: l'utilizzatore - abbagliato dai messaggi pubblicitari che ne sottolineano insistentemente l'utilità nella prevenzione della placca - potrebbe trascurare il corretto utilizzo di filo e spazzolino, nell'errata convinzione che una buona igiene orale sia garantita dal semplice uso del collutorio.

Pertanto, vale la pena ribadire che il collutorio va utilizzato solo ed esclusivamente dopo la spazzolatura dei denti. I collutori, inoltre, non possono essere considerati sostituti di un'adeguata igiene orale domiciliare con spazzolino e filo interdentale, il cui utilizzo combinato deve comunque essere affiancato da una pulizia professionale ogni 6-8 mesi.

Piuttosto diffusa è anche la convinzione secondo cui il collutorio può curare l'alito cattivo e rendere più bianchi i denti. Nel primo caso, ricordiamo come molti prodotti commerciali (i cosiddetti collutori cosmetici venduti al supermercato) abbiano un effetto soprattutto mascherante l'alitosi più che curativo; questo perché contengono sostanze (per lo più oli essenziali) che esercitano un effetto mascherante sui cattivi odori; infatti, l'attività antibatterica dello xilitolo e degli oli essenziali contenuti nei collutori è bassa, sia per le ridotte concentrazioni, sia soprattutto per il basso tempo di contatto con denti e mucose orali. In presenza di alito cattivo, quindi, il collutorio non cura la causa del problema, ma ne annulla semplicemente gli effetti. I veri risultati nella lotta all'alitosi si ottengono eliminando i batteri che producono tali odori, e per farlo nulla è più efficace dell'azione meccanica dello spazzolino, del filo interdentale e dei raschietti per la pulizia della lingua. L'uccisione chimica di questi batteri può essere ottenuta con collutori medicati (venduti in farmacia), a base di sostanze antisettiche. Tuttavia tali prodotti hanno degli importanti effetti collaterali; quello più noto è legato alla clorexidina, principio attivo antibatterico  presente nei collutori medicati consigliati in presenza di gengiviti croniche, patologie cariose molto aggressive e problemi importanti del parodonto; la clorexidina, infatti, tende a sporcare denti e lingua di macchie giallo-marroni che richiedono un'igiene ambulatoriale per essere rimosse. Inoltre, un uso inappropriato di clorexidina crea resistenza batterica ed infiammazione delle mucose. Altri agenti antisettici, come il triclosan sono stati addirittura vietati per l'impiego nei collutori in alcuni Paesi, per via dei potenziali effetti collaterali.

Tornando ai collutori cosmetici, uno dei maggiori rischi legati al loro utilizzo deriva dalla presenza di alcool etilico tra gli ingredienti. L'etanolo viene aggiunto soprattutto per esaltare il sapore del prodotto più che per le reali proprietà antibatteriche. Tuttavia, la presenza di alcool può indurre degli effetti collaterali, dato che l'etanolo tende a seccare e ad irritare la mucosa orale, causando stomatiti da irritazione ed ipersensibilità. Inoltre, secondo alcuni studi, l'alcool contenuto nei collutori aumenterebbe il rischio di tumore alla bocca e al cavo orale.

Tutti questi ammonimenti dovrebbero suggerire l'importanza di sottoporre eventuali disturbi del cavo orale a un dentista, per individuarne le cause e scegliere eventualmente il collutorio più adatto alle proprie esigenze.

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