Alcuni miti da sfatare sul cancro alla prostata

Molti uomini sono male informati sul cancro alla prostata o lo conoscono in maniera assai approssimativa.
Alcune delle più comuni inesattezze che riguardano tale patologia sono:

Il cancro alla prostata è esclusivo delle persone anziane. È errato perché, in realtà, può colpire anche persone sotto i 40 anni. L'età avanzata è un fattore di rischio importante, ma non è l'unico: infatti, influiscono anche la storia familiare, la razza, la dieta ecc.

L'intervento chirurgico di cancro alla prostata causa incontinenza urinaria e/o impotenza permanenti. È sbagliato perché, nella maggior parte dei casi, incontinenza e impotenza migliorano progressivamente col tempo.

Tutti i cancri alla prostata devono essere trattati chirurgicamente. È inesatto, perché, se il cancro ha una crescita lenta o il paziente non gode di buona salute, è preferibile evitare l'intervento.

Un test del PSA alto significa sempre cancro alla prostata. È scorretto, in quanto un PSA alto potrebbe essere anche sinonimo di ipertrofia prostatica benigna o prostatite. Inoltre, alcuni malati di cancro alla prostata hanno un PSA basso.

L'assenza di sintomi o segni non significa, per forza, assenza di cancro alla prostata. È sbagliato, poiché il cancro alla prostata è molto spesso asintomatico.

Il cancro alla prostata è sempre letale. È inesatto, perché molti malati sopravvivono a lungo e conducono una vita quasi normale. Chiaramente, occorre monitorare continuamente l'evoluzione del tumore.

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