Anoressia e Salute delle Ossa

L'anoressia nervosa è una grave malattia di natura psichiatrica caratterizzata da: incapacità di mantenere un peso minimo fisiologico, paura di ingrassare e preoccupazione ricorrente in merito alla propria forma fisica e all'entità ponderale.

Nell'anoressia, la paura non è un semplice timore, bensì un vero e proprio terrore che spinge chi ne è affetto a digiunare e/o compiere atti estremi di purgazione o compenso dopo i pasti (generalmente di nascosto).

L'anoressia è associata ad una significativa morbilità e ad un tasso di mortalità superiore a quello di molte altre patologie dello stesso ambito. D'altro canto, quasi sempre, l'anoressia nervosa si caratterizza per la presenza di altre comorbilità (oppure gravi sintomi) come l'ansietà ricorrente, l'ossessività e la depressione.

Ciò nonostante, nell'articolo che seguirà saranno volutamente trascurate queste importantissime componenti psichiatriche, lasciando invece spazio alla sfera nutrizionale/metabolica; più precisamente, verrà presa in oggetto la salute dello scheletro (tessuto osseo).

Non tutti sanno che l'anoressia nervosa, prevalentemente di grave entità, si associa frequentemente ad una bassa densità minerale ossea (BMD); questa complicazione dello scheletro è di origine nutrizionale e, a sua volta, pare correlata ad un aumento del rischio di fratture.

Inoltre, in età adolescenziale, è piuttosto frequente che l'anoressia nervosa comprometta il raggiungimento del picco di massa ossea, incidendo negativamente sull'accrescimento e predisponendo all'osteoporosi della terza età

Una ricerca pubblicata nel 2010 intitolata “Bone Healt in Anorexia Nervosa”, è stata intrapresa con l'obbiettivo di rilevare le cause della compromissione ossea nell'anoressia nervosa e, eventualmente, comprendere le possibili strategie terapeutiche da utilizzare nel caso.

Si è dunque scoperto che, in questa patologia psichiatrica, la bassa BMD è conseguente o associata a diversi fattori: diminuzione della massa magra (qualunque tessuto che non sia quello adiposo), ipogonadismo, riduzione del fattore-1 di crescita insulino simile (IGF-1), relativa ipercolesterolemia ed ulteriori alterazioni ormonali provocate dalla mancanza di energia.

Nei soggetti anoressici che soffrono di un quadro clinico simile, l'aumento di peso è in grado di migliorare lo stato osseo compromesso, anche se gli adattamenti risultano difficilmente osservabili nei controlli di follow-up.

Il supplemento dietetico con vitamina D, così come la somministrazione di estrogeni per via orale, non sembra avere effetti positivi sul miglioramento sulla densità ossea; in quest'ultimo caso, non è da escludere che vi sia un'interferenza legata alle anomalie metaboliche dell'IGF-1.

Al contrario, la somministrazione di estrogeni transdermici sugli adolescenti affetti da anoressia nervosa risulta efficace per l'aumento della massa scheletrica, ma anche in questo caso risulta difficilmente osservabile nei vari controlli di follow-up.

La somministrazione di IGF-1 ricombinante associata agli estrogeni per via orale, incrementerebbe la BMD negli adulti con anoressia nervosa.

Infine, l'assegnazione di bifosfonati sembra aumentare la densità ossea negli adulti ma non negli adolescenti; a causa della loro lunghissima emivita, queste molecole devono essere impiegate con estrema cautela.

Concludendo, sarebbero necessarie altre indagini per capire meglio quali possano essere le terapie utili a migliorare l'abbassamento della BMD nell'anoressia nervosa. Di sicuro, è necessario incoraggiare l'aumento di peso corporeo; inoltre, la somministrazione transdermica di estrogeni negli adolescenti, e l'assegnazione di bifosfonati negli adulti, sembrano avere un potenziale ruolo terapeutico.

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